Itinerari ad Agrigento

1) Il Centro Storico di Girgenti
Agrigento è nota come Città dei templi per la sua distesa di templi dorici dell’antica città greca posti nella cosiddetta valle dei Templi, inserita, nel 1997, tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO. Il centro storico di Agrigento è individuabile sulla sommità occidentale della collina dell’antica Girgenti. Nel centro storico sono custodite significative testimonianze dell’arte arabo-normanna, tra cui in particolare la cattedrale di San Gerlando, il Palazzo Steri sede del seminario, il palazzo vescovile, la Basilica di Santa Maria dei Greci ed il complesso monumentale di Santo Spirito e le porte delle cinta muraria. La cattedrale di San Gerlando è il principale luogo di culto cattolico di Agrigento, nella facciata meridionale della torre sono evidenti dei richiami decorativi platereschi, con finestre cieche e lo stemma dei Montaperto erosi dal tempo.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Alto |

2) La Valle dei Templi
La Valle dei Templi è un parco archeologico della Sicilia caratterizzato dall’eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico. Corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario della città di Agrigento. Dal 1997 l’intera zona è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità redatta dall’UNESCO. È considerata un’ambita meta turistica, oltre ad essere il simbolo della città e uno dei principali di tutta l’isola. Il parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari, è il più grande parco archeologico d’Europa e del Mediterraneo. La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben undici templi in ordine dorico, tre santuari, una grande concentrazione di necropoli, opere idrauliche, fortificazioni, parte di un quartiere romano costruito su pianta greca, due importanti luoghi di riunione: l’Agorà inferiore e l’Agorà superiore, un Olympeion e un Bouleuterion di epoca romana su pianta greca. Il tempio di Hera, noto anche come tempio di Giunone o tempio D, fu costruito nel V secolo a.C. e incendiato nel 406 dai Cartaginesi. Era il tempio in cui di solito si celebravano le nozze. Il Tempio della Concordia, il cui nome deriva da un’iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze dello stesso tempio, costruito anch’esso nel V secolo a.C. è quello meglio conservato. Il Tempio di Eracle, o tempio di Ercole, rappresenta una delle costruzioni più antiche, distrutto da un terremoto, oggi restano in piedi otto colonne. All’estremità ovest dell’area su cui sorge il Tempio della Concordia, nel giardino di Villa Aurea si trova una parte della necropoli tardo-antica ed alto-medievale.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Alto |

3) Museo Archeologico Regionale di Agrigento
Il Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento raccoglie le collezioni di materiali archeologici statali, civiche e diocesane, e costituisce un insieme organico e di particolare importanza per la comprensione della storia della città di Agrigento e del suo territorio. L’allestimento museale si articola in 17 sale secondo un criterio topografico e cronologico. Due i percorsi espositivi: le prime 11 sale sono dedicate all’antica città di Akrágas, le rimanenti 6 espongono i materiali provenienti dai siti più importanti del vasto territorio della Soprintendenza alle Antichità centro – meridionale di Agrigento.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Medio |

4) Giardino della Kolymbetra
Il giardino della Kolymbethra ubicato in una piccola valle nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, si estende per poco più di cinque ettari, al cui interno si può trovare una ricca varietà agraria tipica del territorio. Nel fondovalle si trovano varie specie tra le quali agrumi, carrubi, pistacchi, gelsi, noci, melograni, banani, lungo il fiume e ai piedi delle pareti calcaree vi sono mandorli, ulivi, orti tradizionali e la macchia mediterranea con mirti, allori, lentischi, terebinti, filliree, lecci, euforbie, alaterni, ginestre, palme nane, ampelodesme e carrubi.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Medio |

5) La Scala dei Turchi
La Scala dei Turchi è una falesia di marna bianca che spunta a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, nell’agrigentino. È diventata nel tempo un’attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco e dalle peculiari forme, sia a seguito della popolarità acquisita dai romanzi con protagonista il commissario Montalbano scritti dallo scrittore empedoclino Andrea Camilleri. Per accedervi bisogna procedere lungo il litorale e inerpicarsi in una salita somigliante a una grande scalinata naturale di pietra calcarea. Una volta raggiunta la sommità della scogliera, il paesaggio visibile abbraccia la costa agrigentina fino a Capo Rossello. Il nome deriva dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, arabi e, per convenzione, turchi. I pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti e rappresentante un più sicuro approdo.
| LUOGO | Realmonte | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Alto |

6) La Riserva Naturale di Punta Bianca
Punta Bianca è una riserva naturale che si estende su di un promontorio in marna bianca a est di Agrigento. L’unica costruzione che spicca in quest’area è il rudere di un’ex caserma della Guardia di Finanza.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

7) Il Teatro Andromeda
Il teatro Andromeda è un teatro all’aperto sito in territorio di Santo Stefano Quisquina, nei monti Sicani. Questo teatro è stato costruito da un pastore artista di nome Lorenzo Reina, che ha realizzato in una zona panoramica della città un palco circolare e dei posti a sedere, costituiti da blocchi di pietra che riproducono in numero e disposizione le stelle della costellazione di Andromeda da cui il nome. In corrispondenza del solstizio d’estate l’ombra del sole proiettata da un disco posto alle spalle del palco proietta un cerchio che coincide con uno spazio nero circolare sul palco. Allo stesso modo dalla bocca di una scultura al tramonto passa un raggio di sole. Viene anche definito il teatro in pietra più alto al mondo per il fatto di trovarsi circa a quota 900 metri. Attorno alla struttura il proprietario ha creato un percorso artistico con una serie di sculture concesse da altri artisti come Icaro morente, oppure la scultura Imago della parola. Nell’area vengono organizzati eventi artistici e rappresentazioni teatrali promosse dall’artista proprietario.
| LUOGO | Santo Stefano Quisquina | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

8) Sciacca
Sciacca è una città marinara, turistica e termale, ricca di monumenti e chiese, è il comune più popoloso della provincia dopo Agrigento. È nota per il suo storico carnevale e per la ceramica. La chiesa di Maria SS. del Soccorso o Duomo è il principale luogo di culto cattolico di Sciacca. La basilica sorge su un leggero declivio, pertanto il piano di calpestio è raccordato alla sede stradale da una breve gradinata con accesso ad un piccolo sagrato recintato con balaustre con tipiche colonnine ad anfora. Il Castello Incantato di Sciacca è museo all’aperto con esposizione di teste scavate e scalpellate nella roccia ad opera di un artista contadino. Le sue sculture raffigurano personaggi, famosi e non, a cui dava un nome e che, nella sua mente, rappresentavano i sudditi del regno che egli aveva creato e di cui era il “Signore”.
| LUOGO | Sciacca | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Medio |

9) Licata
Licata si trova al limite occidentale del Golfo di Gela, ed è disposto a ridosso di una collina detta la Montagna. La chiesa di Santa Maria La Nuova è la chiesa madre di Licata, di impianto quattrocentesco e con rifacimenti di epoca barocca, ospita la Cappella del Cristo Nero. Vari sono i ritrovamenti archeologici del territorio, tra questi l’ipogeo Stagnone Pontillo, la necropoli a grotte artificiali di monte Petrulla e la Grangela.
| LUOGO | Licata | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

10) Riserva Naturale di Torre Salsa
La riserva naturale orientata Torre Salsa è un’area naturale protetta situata nel comune di Siculiana ed è affidata in gestione al WWF Italia. Il suo litorale si estende lungo la costa per circa 6 chilometri, da Siculiana a Eraclea Minoa, dove si alternano falesie più o meno ripide, dune e spiagge. Dal punto di vista geologico il territorio è caratterizzato dalla presenza di rocce sedimentarie denominate evaporiti, le cui caratteristiche sono evidenti soprattutto nella falesia costiera e nelle cave. Sul promontorio della Salsa si trova il rudere della torre omonima, costruita per la difesa delle coste siciliane dalle incursioni saracene nella seconda metà del XVI secolo. Nell’area vi sono inoltre i resti di un’altra torre e di quattro tombe risalenti all’epoca bizantina, lungo una mulattiera in abbandono, vi è una piccola “calcara”, testimonianza delle tecniche utilizzate in passato per la produzione del gesso, e diverse case rurali di interesse storico-architettonico.
| LUOGO | Siculiana | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

11) Riserva Naturale delle Macalube di Aragona
La Riserva naturale integrale Macalube di Aragona è un’area naturale protetta ad Aragona e comprende un vasto territorio argilloso caratterizzato dalla presenza di fenomeni eruttivi. L’area della riserva è caratterizzata da terreni prevalentemente argillosi, solcati da corsi d’acqua effimeri, alimentati da precipitazioni stagionali. L’area di maggiore interesse è la collina dei Vulcanelli, un’area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro. Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste, i fenomeni eruttivi dell’area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall’attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li Saracini (sangue dei Saraceni).
| LUOGO | Aragona | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

12) Cattedrale di San Gerlando
La Cattedrale di San Gerlando domina Agrigento dall’alto della città, affacciata su una piazza che guarda verso il mare. Fondata tra il 1096 e il 1102 da Gerlando, primo vescovo della città dopo la riconquista normanna, è una delle testimonianze più affascinanti della stratificazione artistica e storica della Sicilia. La sua architettura racconta secoli di trasformazioni e diversi linguaggi stilistici che si intrecciano armoniosamente: lo stile arabo-normanno, visibile nel transetto e nella torre dell’orologio; il gotico chiaramontano, nelle colonne ottagonali e negli archi a sesto acuto della navata; i motivi rinascimentali, nella facciata e nel campanile incompiuto che la affianca; le decorazioni barocche, che impreziosiscono il presbiterio e la parte centrale della chiesa. A pianta di croce latina, la cattedrale misura circa cento metri di lunghezza per quaranta di larghezza. All’interno, tre ampie navate si aprono sotto soffitti lignei decorati: quelli laterali, con travi dipinte da figure di santi e stemmi nobiliari del XVI secolo; quello centrale, con lacunari lignei risalenti al 1682. Lungo la navata sinistra riposano arcivescovi e notabili tra il XV e il XVII secolo, mentre vicino alla porta meridionale si conserva l’urna con il corpo imbalsamato di San Felice Martire, che la tradizione popolare identifica con Brandimarte, il paladino di Carlo Magno caduto a Lampedusa. Tra i tesori custoditi spiccano l’arca argentea di San Gerlando (1639), collocata nell’omonima cappella, e una delicata statua marmorea della Madonna col Bambino, opera di Stefano di Martino (1495). Suggestivo è anche un fenomeno acustico che affascina i visitatori: un sussurro pronunciato all’ingresso si avverte nitidamente fino all’abside, a ben 85 metri di distanza. La Cattedrale di Agrigento è così: un edificio che unisce arte, storia e mistero, specchio della Sicilia che nei secoli ha accolto culture diverse, trasformandole in bellezza senza tempo.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

13) Porto Empedocle
Porto Empedocle, affacciata sulla costa sud-occidentale della Sicilia, è da secoli uno degli scali più importanti dell’isola. Un tempo da qui partivano, diretti in tutto il mondo, i carichi di zolfo e salgemma provenienti dalle miniere dell’entroterra. Oggi dal porto salpano navi e traghetti verso le isole Pelagie, collegando la Sicilia con Linosa e Lampedusa. Le sue origini risalgono a quando era conosciuta come “Marina di Girgenti”, semplice borgo marinaro legato alla vita economica di Agrigento. Nel Quattrocento qui sorse un importante caricatore per il grano, attività vitale per la città, difesa dalle incursioni dei pirati dalla Torre Carlo V, eretta nel 1554 e successivamente trasformata in carcere dai Borboni. Nel XIX secolo, con l’espansione del commercio dello zolfo, il borgo si trasformò in un vero centro abitato con chiese, palazzi e caffè, fino a diventare comune autonomo nel 1853 con il nome di Molo di Girgenti. Solo pochi anni dopo assunse l’attuale denominazione, in onore del filosofo agrigentino Empedocle. Ma Porto Empedocle è anche una città di cultura e letteratura. Qui nacquero Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura, e Andrea Camilleri, che con i suoi romanzi rese celebre la città di “Vigata”, ispirata proprio a Porto Empedocle. Passeggiando lungo via Roma, cuore del centro, si incontra la statua del commissario Montalbano e la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, mentre al porto si erge ancora imponente la Torre Carlo V, con reperti e pannelli che raccontano la sua funzione difensiva. Le coste empedocline, con le ampie spiagge di Marinella e del Lido Azzurro, fanno da sfondo a una città che non è solo mare, ma anche memoria storica e letteraria. Una città che Pirandello descrisse nelle sue novelle e che Camilleri trasformò in mito, rendendola riconoscibile in tutto il mondo.
| LUOGO | Porto Empedocle | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Medio |

14) Castello Chiaramontano di Naro
Il Castello Chiaramontano di Naro, imponente fortilizio medievale, è una delle testimonianze più preziose della grande stagione architettonica chiaramontana in Sicilia. Dichiarato monumento nazionale nel 1912, sorge maestoso su un’altura e domina con la sua mole la città e i paesaggi che si perdono fino al mare e all’Etna. Le sue origini si intrecciano con la storia e le leggende: c’è chi lo fa risalire ai tempi dei Sicani, ma la struttura attuale venne edificata nel XII secolo e ampliata nel XIV dalla potente famiglia dei Chiaramonte. Tra le sue mura soggiornò Federico III d’Aragona, che proprio da qui emanò i celebri 21 capitoli del regno riguardanti il buon governo della Trinacria. Fu sempre lo stesso re a volere l’imponente torre quadrata, eretta nel 1330 e ancora oggi segnata dallo stemma aragonese. Negli anni successivi il castello accolse anche Martino il Giovane e la regina Maria, testimoniando così il suo ruolo centrale nella storia della Sicilia medievale. La pianta del castello è rettangolare, con un perimetro di 166 metri e un cortile interno non accentrato, intorno al quale si dispongono gli ambienti militari e le scuderie. Il portale d’ingresso, a sesto acuto, conduce al vasto cortile con pozzo, mentre una scalinata porta al cuore del maniero: la Sala del Principe, coperta da una volta gotica e illuminata da eleganti bifore. Qui si conservano ancora frammenti di affreschi attribuiti a Cecco da Naro, lo stesso artista che decorò lo Steri dei Chiaramonte a Palermo. Dalla sommità della torre quadrata si apre un panorama straordinario: verso sud la valle e il Canale di Sicilia, a nord le colline dell’entroterra fino a Caltanissetta ed Enna, e nei giorni più limpidi persino il profilo dell’Etna. A vegliare sulla città, sulla torre rotonda, una statua della Madonna ricorda il ruolo simbolico e protettivo di questo luogo. Oggi il castello è visitabile e ospita eventi culturali e mostre, tra cui la collezione permanente di abiti d’epoca “Vento di donne”, con splendidi esemplari di fine Ottocento e inizio Novecento, e la mostra itinerante Il genio di Leonardo. Le sue sale, un tempo presidio militare e residenza regale, accolgono oggi anche cerimonie e matrimoni civili, continuando a vivere come spazio identitario e simbolico della città.
| LUOGO | Naro | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

15) Caltabellotta
Caltabellotta (Cataviḍḍotta in siciliano) è un borgo montano di straordinaria bellezza, sospeso tra storia e leggenda, nel cuore dei monti Sicani, a poco più di 20 km da Sciacca. Adagiata a 850 metri d’altitudine, domina dall’alto un territorio vastissimo che spazia dalle coste trapanesi fino all’Etna, abbracciando con lo sguardo il blu del Mediterraneo che dista appena 13 km: un panorama che lascia senza fiato. Le sue origini affondano nei tempi antichi, quando i Sicani popolarono queste alture. I Greci, nel VI secolo a.C., fondarono Triokala, “le tre cose belle”, così chiamata per le sue acque abbondanti, la posizione inespugnabile e la fertilità della terra. I Romani la ricordano come teatro della guerra servile (104-99 a.C.), quando gli schiavi in rivolta resistettero per anni agli assedi imperiali. In epoca cristiana divenne una delle prime sedi vescovili dell’isola, con San Pellegrino come primo vescovo. Con l’arrivo degli Arabi prese il nome di Qal’at al-Ballut, “rocca delle querce”, mentre i Normanni, nel XI secolo, vi costruirono il castello che ancora oggi svetta sulla rupe di “Lu Pizzu”. Ma la storia di Caltabellotta è legata soprattutto alla “pace” che porta il suo nome: qui, il 31 agosto 1302, venne firmato il trattato che pose fine alla guerra del Vespro tra Angioini e Aragonesi. Non a caso il borgo è ricordato come la “città della Pace”. Nei secoli successivi fu signoria dei Peralta, dei Luna, dei Moncada e infine dei Toledo, mantenendo sempre un ruolo di rilievo. Il centro storico conserva ancora il fascino medievale, con il quartiere di Terravecchia, il piano della Matrice e la maestosa Chiesa Madre che veglia sui resti del Castelvecchio. Salendo più in alto, fino al Castello normanno, si raggiunge uno dei punti panoramici più spettacolari della Sicilia: da qui lo sguardo corre verso il mare d’Africa, i monti Sicani e i piccoli borghi che punteggiano l’entroterra. Caltabellotta è un intreccio di natura, storia e spiritualità: un luogo che custodisce ancora le sue “tre cose belle” – le acque, la terra fertile e la rocca – e che regala al visitatore un’esperienza senza tempo.
| LUOGO | Caltabellotta | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

16) Sambuca di Sicilia
Adagiata sulle colline che guardano al lago Arancio, Sambuca di Sicilia custodisce un’anima antica, che affonda le sue radici nell’eredità araba. Un tempo chiamata Sambuca Zabut, dal nome dell’emiro che vi fece edificare il castello sulla sommità del poggio, la cittadina conserva ancora oggi il fascino del suo quartiere saraceno, con vicoli tortuosi, cortili segreti e resti di torri che costituiscono uno degli esempi più significativi di urbanistica islamica in Sicilia. Il cuore del centro storico si sviluppa lungo corso Umberto I, aperto tra il XVI e il XVII secolo, fiancheggiato da eleganti palazzi nobiliari dell’Ottocento. Qui si affaccia piazza della Vittoria, dominata dalla Chiesa del Carmine, eretta nel 1530 e impreziosita in epoca più recente da ricchi stucchi barocchi. Superato il Municipio, si risale verso il quartiere arabo fino a raggiungere la Matrice Vecchia, con il suo portale trecentesco e il suggestivo terrazzo-belvedere che regala una veduta sconfinata sulla campagna circostante. Lo storico Palazzo Panitteri ospita oggi il Museo Archeologico, custode dei reperti provenienti dall’area di Monte Adranone, a pochi chilometri dal paese. Qui, tra i resti di una città fondata dai coloni selinuntini nel VI secolo a.C., si possono ammirare le vestigia della necropoli, la cinta muraria e le tracce dell’antica acropoli, testimonianze di un passato che ha visto avvicendarsi Greci, Punici e Romani. La tomba della Regina, le capanne protostoriche e le strutture sacre restituiscono al visitatore la grandiosità di un insediamento che fu distrutto e riedificato più volte, fino alla sua definitiva caduta nel III secolo a.C.
Passeggiando tra le viuzze di Sambuca, ci si immerge in un’atmosfera sospesa tra Oriente e Occidente, tra storia e leggenda, in un borgo che non a caso è stato annoverato tra i più belli d’Italia.
| LUOGO | Sambuca di Sicilia | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

17) Monte Cammarata
Con i suoi 1.578 metri di altitudine, il Monte Cammarata è la vetta più elevata della provincia di Agrigento e uno dei luoghi più suggestivi dei Monti Sicani. Si estende tra i territori di Cammarata e San Giovanni Gemini, dominando con la sua imponenza i paesaggi circostanti. L’area è tutelata dalla Riserva naturale orientata Monte Cammarata, che abbraccia oltre 2.000 ettari comprendendo anche i rilievi di Pizzo Rondine, Pizzo dell’Apa, Monte Gemini, Serra Moneta e il bosco di Santo Stefano Quisquina. Un territorio che offre panorami spettacolari, dove la natura si manifesta in forme diverse e sorprendenti. Gran parte dei versanti è rivestita da fitte pinete e da latifoglie, tra cui l’acero campestre e l’acero montano, con lembi preziosi di querceti di roverella e leccio, memoria degli antichi boschi mediterranei. La riserva è anche un rifugio per numerose specie di fauna: alle quote più alte vive una rara colonia di gracchi corallini, mentre tra i rapaci si possono ammirare il grillaio, il falco pellegrino, il lanario e la poiana; la notte, invece, è animata dal canto dell’allocco e dell’assiolo. I sentieri che si inerpicano fino alle cime, tra valloni, boschi e pareti rocciose, fanno di questa montagna una meta privilegiata per gli amanti del trekking e della natura incontaminata. Dalle sue alture lo sguardo spazia su un orizzonte vastissimo: dall’Etna alle coste del Mediterraneo, fino a perdersi nei dolci rilievi dell’entroterra siciliano. A completare l’esperienza, non può mancare l’incontro con la tradizione gastronomica locale: formaggi e prodotti caseari dei pascoli della zona, che raccontano un legame antico tra uomo e montagna.
| LUOGO | Cammarata | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

18) Eraclea Minoa
Sospesa tra mito e storia, Eraclea Minoa è un sito archeologico tra i più suggestivi della Sicilia. Sorge su Capo Bianco, un promontorio di candida roccia calcarea che si innalza a 75 metri sul mare e degrada verso la valle del Platani e le spiagge sottostanti, offrendo uno scenario di straordinaria bellezza naturale. Le sue origini affondano nella leggenda: secondo Erodoto, fu fondata dai Selinuntini e dedicata a Eracle, mentre il nome Minoa richiama il mito di Minosse, che avrebbe inseguito Dedalo fino a queste coste, trovandovi poi la morte per mano del re sicano Kokalos. I reperti archeologici raccontano però una storia ancora più antica: frammenti ritrovati sotto la necropoli arcaica testimoniano presenze risalenti al Neolitico, mentre monete fenicie confermano l’esistenza di una colonia commerciale sul luogo. Nel V secolo a.C. Eraclea Minoa divenne subcolonia di Selinunte e raggiunse il massimo splendore in epoca ellenistica. La sua posizione strategica, al confine tra domini greci e cartaginesi, la rese a lungo contesa fino alla conquista romana del 210 a.C. In seguito la città decadde e, secondo le fonti, una frana avrebbe trascinato in mare parte dell’abitato e delle mura. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce importanti testimonianze: il teatro greco, costruito alla fine del V secolo a.C., con la cavea orientata verso il Mediterraneo; tratti delle mura di cinta, lunghe circa sei chilometri e rafforzate da torri quadrate; e un quartiere residenziale con case ellenistiche e romane organizzate ad insulae. Nell’Antiquarium si possono ammirare ceramiche, statuette votive e reperti provenienti dalle necropoli. Oggi la visita al sito permette di unire l’esperienza culturale a quella naturalistica. Accanto alle rovine, le spiagge che si distendono ai piedi della falesia offrono sabbia dorata e acque cristalline, mentre i fanghi di Capo Bianco sono noti da secoli per le loro proprietà benefiche. Eraclea Minoa non è solo un sito archeologico: è un luogo dove mito, natura e storia si intrecciano, restituendo al visitatore l’immagine viva di una Sicilia antica e affascinante.
| LUOGO | Cattolica Eraclea | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

19) Monastero di Santo Spirito
Nel cuore del centro storico di Agrigento sorge il Monastero di Santo Spirito, conosciuto dagli agrigentini come Bataranni o Badia Grande. È uno dei monumenti più affascinanti dell’arte chiaramontana, eretto intorno al 1299 per volontà della nobildonna Marchisia Prefoglio. L’ingresso conduce in un suggestivo chiostro a forma di “L” rovesciata, cuore silenzioso del complesso. Sul prospetto ovest si apre l’imponente Aula Capitolare, a cui si accede attraverso un grandioso portale incorniciato da due splendide bifore. Le sottili colonnine, disposte in triplice ordine e arricchite da una raffinata decorazione, creano un effetto di eleganza e leggerezza. All’interno, il soffitto è scandito da alti arconi trasversali che dominano lo spazio. Sul lato nord si trova la Cappella del Monastero, fatta erigere intorno al 1350 da Costanza II Chiaramonte, mentre sul lato opposto si apre il portale che immette nel refettorio, ampio ambiente rettangolare. Sopra di esso, il solaio che funge da pavimento per il dormitorio è sorretto da cinque arconi ogivali; il portale di accesso, al centro della facciata, è impreziosito da motivi decorativi a ghiera. Oggi il monastero ospita il Museo Civico di Agrigento, custode di preziose testimonianze storiche e artistiche, e continua a essere uno dei luoghi simbolo della città: un monumento che racconta la spiritualità medievale, la raffinatezza architettonica e la lunga storia di Agrigento.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

20) Teatro Luigi Pirandello
Il Teatro Luigi Pirandello è uno dei gioielli architettonici e culturali di Agrigento. La sua costruzione fu decisa dalla giunta municipale nel 1863 e i lavori iniziarono nel 1870, affidati all’ingegnere Dionisio Sciascia. Durante l’edificazione sorsero controversie tecniche che portarono a coinvolgere l’architetto Giovan Battista Filippo Basile, autore del Teatro Massimo di Palermo, che contribuì al progetto. L’inaugurazione avvenne nel 1880 e, poco dopo, in occasione della visita della Regina Margherita, il teatro fu a lei dedicato. Durante la Seconda guerra mondiale l’edificio venne adibito a sala cinematografica, ma nel 1946, in occasione del decennale della morte di Luigi Pirandello, il Comune decise di intitolarlo al grande drammaturgo agrigentino, Premio Nobel per la Letteratura. Da allora il teatro è divenuto un luogo simbolo della città e della sua identità culturale. Il prospetto, elegante e imponente, è in stile neoclassico: due livelli con porticato ad archi e colonne ioniche che incorniciano grandi vetrate, sormontati da sei medaglioni in bassorilievo raffiguranti celebri autori teatrali. All’interno dell’atrio di Palazzo dei Giganti, sede del Municipio, si accede direttamente al teatro: qui si trovano lapidi e targhe commemorative dedicate a Pirandello, a Dante e ad altri protagonisti della storia culturale cittadina. Gli interni furono decorati da importanti pittori dell’Ottocento, come Giuseppe Belloni, Luigi Sacco e Antonio Tavella, che affrescarono soffitti e palchi con scene eleganti e colori raffinati. Particolarmente celebre era il sipario storico, dipinto da Luigi Queriau, raffigurante Esseneto, l’atleta akragantino vincitore a Elea. L’opera, andata perduta durante la lunga chiusura del teatro, è stata sostituita nel 2007 da una fedele riproduzione, donata dal produttore agrigentino Francesco Bellomo. Oggi il Teatro Luigi Pirandello è non solo sede di spettacoli e rappresentazioni, ma anche custode di una memoria che intreccia arte, storia e letteratura. Attraverso le sue decorazioni, le sue targhe commemorative e il suo legame con Pirandello, continua a raccontare l’anima culturale di Agrigento.
| LUOGO | Agrigento | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

21) Bivona
Bivona, incastonata tra i verdi rilievi dei Monti Sicani, è un borgo dall’anima antica e dal fascino intatto, oggi parte del Parco naturale che tutela questo straordinario paesaggio. Conosciuta soprattutto per la coltivazione della sua rinomata pesca IGP, dal profumo delicato e dal gusto inconfondibile, e per l’artigianato locale legato alla produzione di una particolare sedia tradizionale, Bivona unisce natura, storia e cultura in un equilibrio armonioso. Le sue origini affondano tra storia e leggenda. Citata per la prima volta in età normanna, intorno al 1160, quando Ruggero II regnava sulla Sicilia, Bivona fu allora un piccolo casale abitato da musulmani, ma non mancano ipotesi che ne facciano risalire i primi insediamenti ai Siracusani. Nel corso dei secoli il borgo divenne un importante feudo: appartenne ai Chiaramonte, ai Peralta e infine ai Luna, famiglie potenti che ne segnarono le vicende. Nel 1554 Carlo V elevò Bivona a città ducale, la prima nel Regno di Sicilia, sancendone un periodo di grande prosperità: la popolazione superò gli 8.000 abitanti e sorsero numerosi conventi, chiese e palazzi nobiliari che ancora oggi testimoniano la ricchezza di quell’epoca. Passeggiando nel centro storico, dall’impianto medievale, si incontrano tracce preziose del suo passato: l’antica chiesa Madre, con il portale gotico-chiaramontano, e i resti del castello trecentesco voluto dal genovese Giovanni Corrado Doria-de Aurea. Significativo anche il legame con gli ordini religiosi, che qui edificarono collegi e conventi, tra cui quello dei Gesuiti approvato da Ignazio di Loyola. Proprio a Bivona, inoltre, si attesta uno dei più antichi culti dedicati a santa Rosalia, patrona di Palermo. Nonostante la crisi economica del Seicento, Bivona non smise di arricchirsi di nuove architetture, come il raffinato Palazzo Marchese Greco, elegante esempio di barocco siciliano. Oggi la città, con i suoi poco più di 3.000 abitanti, conserva l’atmosfera autentica dei borghi montani siciliani e custodisce un patrimonio naturale e agricolo che la rende unica. La Pesca di Bivona, vero simbolo identitario, continua a rappresentare non solo una risorsa economica – con una produzione di circa 2.500 tonnellate annue – ma anche un emblema di tradizione, gusto e legame profondo con la terra.
| LUOGO | Bivona | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

22) Burgio
Situato tra i monti della Valle del Sosio, a 317 metri d’altitudine e non lontano da Agrigento e Palermo, Burgio è un borgo che unisce storia, natura e tradizioni popolari. Il suo nome deriva dal greco pyrgos (“torre”), probabilmente legato a un’antica fortificazione bizantina. Le origini del paese risalgono al Medioevo, quando fu colonia saracena e, in seguito, feudo di importanti famiglie nobili siciliane. Dominato dal castello baronale e ricco di chiese, tra cui la Chiesa Madre di Sant’Antonio Abate, San Giuseppe e San Rocco, Burgio custodisce anche il suggestivo convento dei Cappuccini, famoso per il Museo delle Mummie. Il borgo è rinomato per l’arte della ceramica, tramandata da secoli e oggi celebrata nel Museo della Ceramica Muceb. Parte del suo territorio ricade inoltre nella riserva naturale orientata Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio, che ospita alcuni dei reperti fossili più antichi della Sicilia. Molto sentite le tradizioni religiose, come la spettacolare Settimana Santa e le “Rigattiate”, la corsa danzante dei simulacri di San Vito e San Luca per le vie del centro. Tra fede, cultura artigianale e paesaggi incontaminati, Burgio conserva intatto il fascino dei piccoli borghi siciliani.
| LUOGO | Burgio | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

23) Monte Adranone
A nord di Sambuca di Sicilia, a quasi 900 metri d’altezza, si erge Monte Adranone, un rilievo che custodisce i resti di un’antica città greco-punica, distrutta nel III secolo a.C. ma capace ancora oggi di raccontare la sua grandezza. La posizione dominante, che controllava le vie di collegamento tra Selinunte e Akragas, ne fa comprendere da subito l’importanza strategica: non a caso, secondo gli studiosi, fu probabilmente un caposaldo difensivo dei Cartaginesi e potrebbe identificarsi con l’Adranon citata da Diodoro Siculo nelle cronache della prima guerra punica. Gli scavi hanno riportato alla luce un abitato esteso su un territorio collinoso e terrazzato, che degrada dolcemente verso sud-ovest. All’ingresso dell’area archeologica si incontra la Necropoli, con la celebre Tomba della Regina, tra le più monumentali dell’intera Sicilia antica. Più in alto si snodano i resti della poderosa cinta muraria, le tracce del quartiere artigianale e commerciale e il suggestivo Santuario, preceduto da un sacello votivo e racchiuso da un temenos sacro. Sulla sommità del monte si apre infine l’Acropoli, cuore religioso e simbolico della città, dove gli scavi hanno restituito busti di divinità, anfore, ceramiche attiche e raffinati oggetti votivi. Parte di questi reperti è oggi esposta nel Museo archeologico di Palazzo Panitteri a Sambuca, mentre altri si trovano al Museo Archeologico Regionale di Agrigento e al Museo “Antonio Salinas” di Palermo, a testimonianza della straordinaria ricchezza culturale del sito. Camminare tra le rovine di Monte Adranone significa immergersi in un paesaggio sospeso, dove natura e storia si intrecciano: dalla cima lo sguardo spazia sulle vallate circostanti fino al mare, rivelando lo stesso scenario che un tempo accolse Greci, Punici e Romani.
| LUOGO | Sambuca di Sicilia | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

24) Racalmuto
Adagiata tra le colline dell’entroterra agrigentino, Racalmuto – in siciliano Racalmutu – porta nel suo stesso nome l’eco della dominazione araba. Secondo alcune interpretazioni, deriverebbe da Rahal Maut, “villaggio morto”, in ricordo di un’epidemia che avrebbe decimato la popolazione al momento dell’arrivo degli Arabi; secondo altri, da Rahl al-mudd, “casale del moggio”. In ogni caso, le sue origini antiche sono legate a vicende di popoli e dominazioni che qui hanno lasciato tracce profonde. Nel Medioevo i Chiaramonte vi innalzarono il grande castello che ancora oggi domina dall’alto la vallata, simbolo di potere e di controllo. Racalmuto è conosciuta come il “paese della ragione”, perché ha dato i natali a Leonardo Sciascia, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento. L’autore ha mantenuto sempre un legame intimo con le sue radici: qui sorgono la sua casa di campagna in contrada Noce, il teatro dei suoi ricordi d’infanzia e la tomba al cimitero, con l’epigrafe che recita: «Ce ne ricorderemo, di questo pianeta». Oggi, una statua bronzea a grandezza naturale lo accoglie lungo il corso cittadino, a testimonianza di un dialogo mai interrotto tra l’autore e la sua terra. Cuore culturale della città è la Fondazione Leonardo Sciascia, ospitata in una ex centrale elettrica degli anni Venti: qui si conservano un ricchissimo fondo epistolare, circa duemila volumi della sua biblioteca personale e le edizioni, italiane e straniere, delle sue opere. Poco distante si trova la Casa Sciascia, dimora d’infanzia e poi abitazione dello scrittore a partire dal 1958. È in queste stanze che videro la luce i suoi primi libri, ed è in questi spazi che prese forma quella sensibilità che avrebbe raccontato ne ‘’Le Parrocchie di Regalpetra’’ e ne ‘’Gli zii di Sicilia’’. Oggi la casa, riaperta al pubblico e riconosciuta come “Luogo dell’Identità e della Memoria”, è divenuta centro culturale e meta della Strada degli Scrittori. Una passeggiata a Racalmuto è un viaggio tra memoria e paesaggio: dalle solfare abbandonate, che parlano di lavoro e fatica, al severo Castello Chiaramontano, dalla chiesa della Madonna del Monte, dove il giovane Sciascia serviva Messa, al corso principale animato da storie e incontri. In via Vittorio Emanuele si incontra poi il Teatro Regina Margherita, costruito tra il 1870 e il 1880 da un allievo di Basile e soprannominato il “Piccolo Massimo”, per la sua somiglianza con il teatro palermitano. Restaurato nel 2003, con direzione artistica affidata ad Andrea Camilleri, oggi è visitabile su appuntamento. Racalmuto si offre così al visitatore come un intreccio di storia, cultura e letteratura: un borgo che racconta l’anima più autentica della Sicilia, filtrata attraverso le pagine e lo sguardo di uno dei suoi figli più illustri.
| LUOGO | Racalmuto | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

25) Comitini
A soli 17 km da Agrigento, adagiato sul colle Cumatino da cui prende il nome, sorge Comitini, piccolo borgo di appena mille abitanti, fondato negli ultimi anni del Quattrocento da Gastone da Bellacera. Oggi è un paese dall’anima agricola, ma la sua storia è legata a un passato industriale che ha segnato profondamente la Sicilia: quello delle miniere di zolfo. A partire dall’Ottocento e fino agli anni Cinquanta del Novecento, il territorio di Comitini ospitava oltre settanta miniere, capaci di dare lavoro a migliaia di persone provenienti anche dai paesi vicini. In un’epoca in cui lo zolfo siciliano era fondamentale per l’industria chimica internazionale – indispensabile per la produzione di acido solforico e altri composti – Comitini divenne uno dei poli più importanti di questo commercio, arrivando ad avere più di 1200 lavoratori solo nel suo distretto. Il cuore della vita sociale del paese resta ancora oggi Piazza Umberto I, un salotto all’aperto intatto nei secoli, armoniosamente circondato da palazzi ottocenteschi che raccontano il ricordo di un tempo florido. Ma l’identità di Comitini si intreccia anche con la memoria mineraria, oggi recuperata e valorizzata. Il Parco delle Zolfare dell’agrigentino è uno straordinario esempio di archeologia industriale trasformata in risorsa culturale e turistica: tra forni “Gill” – inventati nel 1880 dall’ingegnere Roberto Gill per perfezionare l’estrazione dello zolfo – gallerie, ingressi e resti di infrastrutture, si respira ancora la fatica e la vita quotidiana di generazioni di minatori. Comitini non è soltanto un borgo da visitare, ma un luogo di memoria viva, capace di raccontare l’intreccio tra natura, lavoro e storia che ha contribuito a scrivere una delle pagine più importanti dell’economia siciliana.
| LUOGO | Comitini | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

26) Alessandria della Rocca
Adagiata a 533 metri sul livello del mare, a circa 65 chilometri da Agrigento, Alessandria della Rocca è un piccolo borgo dalla storia antica e dal fascino leggendario. La sua fondazione risale al 1570, quando il barone Blasco Carlo Barresi, ottenuto lo jus populandi, fece edificare le prime case sul feudo ereditato da Alessandro Presti, dando così vita al villaggio di Alessandria della Pietra, nome che richiamava l’antico Castello della Pietra d’Amico di epoca saracena. Il destino del paese cambiò un secolo più tardi, quando un evento miracoloso ne segnò la memoria e il nome. Una donna del popolo, cieca e poverissima, ebbe l’apparizione della Madonna mentre raccoglieva erbe selvatiche con la figlia. Invitata a scavare sul luogo, rinvenne una preziosa statua della Vergine, datata al VI secolo e di grande valore artistico e devozionale. La popolazione, riconoscendo nell’episodio un segno divino, decise di mutare il nome del borgo in Alessandria della Rocca, poiché l’effigie sacra era stata ritrovata in contrada Rocca Incavalcata. Quel ritrovamento diede origine anche a un acceso contenzioso con il barone Barresi, che rivendicava la proprietà della statua, tanto da portarla con sé a Palermo. Ma il popolo si ribellò e riuscì a riportare l’immagine miracolosa in paese, custodendola in un santuario costruito appositamente, oggi meta di pellegrinaggi. Da allora, la Madonna della Rocca è venerata come patrona del borgo, simbolo di fede e identità collettiva. Nel corso della sua storia il paese ha cambiato più volte nome: da Alessandria della Pietra a Alessandria di Sicilia nel Settecento, per distinguerla dagli altri comuni omonimi del Regno, fino all’attuale denominazione, sancita ufficialmente nel 1863 con regio decreto. Oggi Alessandria della Rocca conserva l’anima autentica dei piccoli centri agricoli dell’entroterra siciliano, dove la vita scorre attorno al culto della sua patrona e al legame indissolubile con la terra.
| LUOGO | Alessandria della Rocca | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

27) Santo Stefano Quisquina
Adagiato a 732 metri sul livello del mare, nel cuore della valle del Magazzolo e circondato dalla corona verde dei Monti Sicani, sorge Santo Stefano Quisquina, un borgo dall’anima antica e profondamente legata alla sua terra. Il nome unisce due elementi distintivi: Stephanos, dal greco “corona”, in onore di Santo Stefano Protomartire, e Quisquina, che richiama l’esteso manto boschivo che circonda il paese, custode di natura rigogliosa e leggende di fede. Prima di assumere l’attuale denominazione, sancita nel 1863, il paese fu conosciuto come Santo Stefano di Melia, dal nome di una contrada dell’attuale Castronovo di Sicilia, e successivamente come Santo Stefano di Bivona, per la sua vicinanza al potente ducato di Bivona. Le origini, tuttavia, sono ancora più remote: documenti medievali attestano già nel X secolo l’esistenza di un casale Sancti Stephani appartenuto alla famiglia Sinibaldi. La storia feudale del borgo è intrecciata a nobili casate che si succedettero nel dominio: dai Caltagirone, che ne eressero le prime fortificazioni, ai Sinibaldi, fino ai Ventimiglia, che ne ressero le sorti per secoli, favorendo lo sviluppo del paese. Tra le figure più care alla tradizione spicca quella di Santa Rosalia, figlia di Ruggero Sinibaldi e di Maria Guiscarda, che la leggenda vuole vissuta per un periodo in eremitaggio nelle grotte della Quisquina, oggi santuario immerso in un paesaggio di straordinaria bellezza. Il borgo conserva un prezioso patrimonio settecentesco, con eleganti chiese e palazzi che testimoniano la vitalità raggiunta in epoca baronale. Cuore della devozione è il Santuario di Santa Rosalia alla Quisquina, costruito nei pressi della grotta che accolse la Santa: un luogo mistico, circondato da boschi, che richiama ogni anno pellegrini e visitatori. Accanto alla tradizione agricola e pastorale, che ancora caratterizza la vita del paese, resiste una vivace attività artigianale, segno di una comunità che, pur legata al passato, mantiene viva la sua identità.
| LUOGO | Santo Stefano Quisquina | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

28) Cianciana
Adagiata tra i Monti Sicani e affacciata sulla valle del fiume Platani, Cianciana sorge su una collina a quasi 400 metri di altitudine, da cui lo sguardo può spingersi fino al mare agrigentino. Piccolo centro di origine seicentesca, conserva ancora oggi il fascino dei borghi dell’entroterra, circondato da paesaggi rurali e da un’atmosfera autenticamente siciliana. Il toponimo rimanda all’antica Villa Chincana, una residenza romana i cui resti sono stati ritrovati nei dintorni. Distrutto il primo insediamento nel XIV secolo, la cittadina venne rifondata nel 1640 da don Diego Joppolo con il nome di Sant’Antonio di Cianciana, passando poi nel XVIII secolo sotto il dominio dei Bonanno. L’agricoltura fu per secoli la principale risorsa del paese, ma tra Ottocento e Novecento la scoperta e lo sfruttamento delle miniere di zolfo portarono a un periodo di prosperità economica e di espansione urbana. Negli ultimi decenni, Cianciana ha conosciuto un fenomeno singolare: numerosi stranieri, attratti dalla quiete, dalla campagna e dalla straordinaria ospitalità della sua gente, hanno scelto di trasferirsi qui acquistando e restaurando abitazioni del centro storico. Un interesse nato grazie allo scrittore inglese David Justice, che innamoratosi del borgo decise di stabilirvisi, coinvolgendo poi amici e connazionali. Oggi, tra le vie del paese, si incontrano famiglie provenienti non solo dal Regno Unito, ma anche da Stati Uniti, Canada, Polonia, Scandinavia e altri paesi europei, trasformando Cianciana in una piccola comunità cosmopolita incastonata nel cuore della Sicilia. Il centro storico si sviluppa sugli assi principali del Corso Vittorio Emanuele e della Salita Regina Elena, lungo i quali si affacciano i palazzi e le chiese più significative. Tra queste spiccano il seicentesco Palazzo Joppolo e la Chiesa Madre di Maria Assunta; poco più avanti si trovano la Chiesa del Purgatorio, risalente al XVII secolo, e la Chiesa di Sant’Antonio, posta un tempo a ridosso del limite meridionale del paese.
| LUOGO | Cianciana | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

29) Joppolo Giancaxio
Ioppolo Giancaxio sorge nell’alta valle dell’Akragas ed è uno dei centri più giovani dell’entroterra agrigentino, ma la sua storia affonda le radici nella stagione del feudalesimo siciliano. Il borgo nacque nel 1696 per volontà del barone Calogero Gabriele Colonna Romano, che ottenne il privilegio dello ius populandi e fece innalzare le prime abitazioni. Scelse di chiamarlo Ioppolo, in onore della moglie Rosalia Ioppolo, dei duchi di Cesarò, e Giancaxio, dal nome del feudo su cui sorse il nuovo villaggio. Per oltre un secolo, il piccolo centro agricolo rimase sotto la giurisdizione della potente famiglia Colonna, dapprima con il titolo di baronia e poi di ducato, fino all’abolizione della feudalità nel 1812. In seguito, Ioppolo Giancaxio fu frazione prima di Aragona e poi di Raffadali, ottenendo l’autonomia comunale soltanto nel 1927. Passeggiando per il borgo, è possibile ammirare ancora oggi i segni di quel passato nobiliare. La Chiesa Ducale e il Castello dei Colonna, entrambi risalenti al XVII secolo, testimoniano il ruolo della famiglia che fondò e dominò il paese. Un luogo particolarmente suggestivo è la Cappella gentilizia, edificata nell’Ottocento per accogliere le spoglie del barone Calogero Gabriele Colonna, deputato al Parlamento nazionale, morto a Livorno nel 1879 e riportato qui con solenni onori. Nella cappella riposano anche il fratello Francesco, duca di Reitano, e altri membri della famiglia Colonna. L’avo Domenico Colonna Romano, invece, morto nel 1841, è sepolto nella Chiesa Madre sotto una semplice lapide terragna, a ricordare la continuità tra fede, nobiltà e comunità. Ioppolo Giancaxio conserva così il fascino di un borgo piccolo ma fortemente legato alle sue origini, dove le tracce di un passato feudale convivono con la dimensione intima e autentica di un paese agricolo dell’entroterra siciliano.
| LUOGO | Joppolo Giancaxio | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |








