Itinerari ad Enna

1) Torre di Federico II e il Duomo
Enna è stata roccaforte quasi inespugnabile di siculi, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi e aragonesi. Enna sorge nella parte più elevata di un’ampia dorsale montuosa, che svetta sulla valle del Dittaino. Il Duomo di Enna, dedicato a Maria Santissima della Visitazione, è la chiesa madre della città, un notevole esempio di architettura ecclesiastica medievale con imponenti colonnati corinzi, tre navate e tre absidi. La facciata è maestosa, con torre campanaria la cui campana è di notevole mole. All’interno pregiate tele e lampadari. La Torre di Federico II rappresenta, il maggiore simbolo architettonico della città di Enna, nonché il suo più imponente baluardo militare dell’età medievale. La torre, di forma ottagonale, venne fatta costruire dall’imperatore Federico II sui probabili resti del teatro greco. La sua forma ottagonale, fa pensare che venisse utilizzata per la rosa dei venti. La torre sorge in cima a una collinetta alberata. Dalla sua sommità lo sguardo spazia su tutta la città alta e sulle valli sottostanti, fino all’Etna.
| LUOGO | Enna | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

2) Rocca di Cerere e Castello di Lombardia
Il castello di Lombardia sorge sul terreno in cui, sussisteva un santuario dedicato a Cerere, in epoca normanna si trasformò in castello. Il nome deriva dai fanti lombardi che lo occuparono al seguito della regina Adelaide del Monferrato, moglie di Ruggero I di Sicilia. Delle 20 torri iniziali, la Torre Pisana è la meglio conservata. In passato sono stati rinvenuti oggetti e resti di varia epoca. La posizione del castello offre un panorama vastissimo, che spazia dalle Madonie all’Etna, sono visibili il lago di Pergusa e due i bacini artificiali, e buona parte della Sicilia centro-orientale. Un tempo era sede, di concerti e spettacoli teatrali, presso il vasto recinto di San Nicola o degli Armati che poteva ospitare fino a 5000 persone. Non lontano dal castello sorge la Rocca di Cerere costruita in direzione del sole nascente, luogo di culto e parte integrante del vicino santuario: si intravede ancora l’ara sacrificale utilizzata per oltre mille anni, da Sicani, Greci e Romani, per il culto della dea delle messi, Demetra.
| LUOGO | Enna | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Medio |

3) Lago di Pergusa
Pergusa è un lago della Sicilia che si trova nelle vicinanze di Enna. Nonostante le modeste dimensioni riveste grande importanza geologica, faunistica e culturale e in ragione di ciò vi fu istituita una riserva naturale speciale. Nel mondo classico fu celebrato “Il ratto di Persefone”, uno degli episodi mitologici più affascinanti, che a Pergusa si sarebbe svolto nella notte dei tempi. Lo specchio d’acqua è un’area nevralgica per la corrente migratoria degli uccelli per la sua posizione geografica e per il fatto di essere un’oasi umida in un paesaggio per lunghi mesi dominato dalla siccità. Lungo la costa del lago si sviluppa l’Autodromo di Pergusa un autodromo molto importante lungo circa 5 km. Costruito nel 1951, è stato scenario di prestigiosi eventi internazionali tra cui la Formula 1, il Campionato mondiale Superbike e la Targa Florio, cui hanno preso parte molti leggendari nomi del motorsport internazionale. Tra le competizioni tenutesi all’autodromo di Pergusa si annoverano il Gran Premio del Mediterraneo di Formula 1. L’autodromo ha raggiunto le 100.000 presenze in occasione del Ferrari Day del 1997, che vide la partecipazione, fra gli altri campioni, di Michael Schumacher.
| LUOGO | Pergusa | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

4) Piazza Armerina
Piazza Armerina è un’antica città d’impianto medievale con un pregevole centro storico barocco e normanno. E’ nota come la “Città dei Mosaici e del Palio dei Normanni”, sul suo territorio si trova la Villa romana del Casale con i suoi famosi mosaici, dal 1997 Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Piazza Armerina è una città d’arte con un forte richiamo turistico per il suo pregevole patrimonio archeologico, storico, artistico e naturale. La Villa romana del Casale è un edificio abitativo tardo antico, popolarmente definito villa nonostante non abbia i caratteri della villa romana extraurbana quanto piuttosto del palazzo urbano nobiliare o imperiale, i cui resti sono situati a circa quattro chilometri dal centro abitato. Per la realizzazione degli splendidi mosaici della villa lavorarono maestranze africane ricoprendo un’estensione di circa 3500 m². La Cattedrale di Piazza Armerina, dedicata a Maria Santissima Delle Vittorie, è un grande edificio di culto di stile misto gotico, manierista e barocco.
| LUOGO | Piazza Armerina | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

5) Nicosia
Nicosia ‘città di San Nicolò’, sarebbe stata fondata in età bizantina attorno al VII secolo. Ruggero ripopolò Nicosia con genti lombarde che conferirono alla città un particolarissimo dialetto galloitalico, tuttora parlato dagli adulti. La Cattedrale di Nicosia, dedicata a san Nicola di Bari, fu edificata intorno al 1340 come ampliamento di una preesistente cappella e ha subito notevoli trasformazioni nel corso dei secoli. Presenta un portale maggiore di stile gotico-normanno, adornato da una ornamentazione di motivi romanici in cui predominano le foglie d’acanto. L’interno presenta il trittico marmoreo del “Redentore” e il fonte battesimale, scolpito in marmo con raffigurazioni di “Adamo ed Eva nell’Eden”.
| LUOGO | Nicosia | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

6) Sperlinga
Sperlinga è uno dei meravigliosi borghi inseriti tra i più suggestivi d’Italia. Situato nel cuore della Sicilia centrale, tra le maestose catene montuose dei Nebrodi e delle Madonie, questo luogo affascinante vanta un territorio ricco di grotte scavate nella roccia arenaria. Il castello di Sperlinga rappresenta un raro esempio di castello rupestre, con una parte scolpita direttamente nella roccia, probabilmente risalente a un periodo antecedente alla dominazione greca dei Siculi, e una parte costruita sulla medesima roccia intorno al 1080. All’interno dell’androne del castello, è presente un’iscrizione in latino incisa su un arco ogivale, opera del Principe del Castello Giovanni Natoli. Tale scritta, chiamata “Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit”, fa riferimento agli eventi dei Vespri Siciliani, quando una guarnigione francese di angioini si barricò all’interno del castello e resistette all’assedio per oltre un anno.
| LUOGO | Sperlinga | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

7) Villa Romana del Casale
La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, dichiarata Patrimonio UNESCO, è uno dei più importanti esempi di residenza tardoantica, celebre per i suoi oltre 3.000 mq di mosaici. Costruita nella prima metà del IV secolo d.C. su una villa precedente, era centro di un vasto latifondo e un luogo di rappresentanza, forse appartenuto a un alto esponente dell’aristocrazia romana, come un Praefectus Urbi. La villa si sviluppa su più livelli, articolata in quattro aree principali: gli ambienti di ricevimento ufficiale, le sale di banchetto e culto, le unità abitative con i locali di servizio e le aree di passaggio. I mosaici, realizzati da maestri africani, riflettono il prestigio e la cultura del proprietario, con scene di caccia, mitologia e vita quotidiana. Nei secoli successivi l’edificio subì trasformazioni e adattamenti difensivi, fino ad essere progressivamente abbandonato. Sul sito sorsero insediamenti medievali noti come “Palàtia”, distrutti nel 1161, mentre l’attuale Piazza Armerina nacque poco dopo con i Normanni.
| LUOGO | Piazza Armerina | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

8) Morgantina Sito Archeologico
Nel cuore della Sicilia, tra le colline di Aidone e Piazza Armerina, si custodiscono due gioielli che raccontano storie lontane. Morgantina, antica città di origine sicula ed ellenistica, fu abbandonata nel I secolo d.C. e per questo ci è giunta intatta, come sospesa nel tempo. Tra le sue rovine si riconoscono il teatro, le case signorili e perfino un impianto termale ellenistico, raro e prezioso, che ci restituisce l’immagine di una comunità fiorente, legata ad Agrigento e alle grandi vicende della Sicilia antica. Poco distante sorge la maestosa Villa romana del Casale, patrimonio UNESCO e simbolo della Sicilia romana. Centro di un vasto latifondo, era al tempo stesso residenza e luogo di rappresentanza, decorata da oltre 3.500 mq di splendidi mosaici, tra i più belli del mondo antico. Scene di caccia, miti e raffigurazioni di vita quotidiana celebrano il rango del dominus e ancora oggi incantano i visitatori con la loro vivacità. Insieme, Morgantina e la Villa del Casale raccontano due capitoli straordinari della storia siciliana: il mondo greco e quello romano, che qui si incontrano e si intrecciano lasciando tracce indelebili nel paesaggio e nella memoria.
| LUOGO | Aidone | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

9) Calascibetta
Tra i Borghi più belli d’Italia, Calascibetta si erge nel cuore della Sicilia come un luogo sospeso tra storia e suggestione. Passeggiando dal cuore di piazza Umberto I fino alla Chiesa Madre e alla Torre di San Pietro, ci si immerge in un borgo medievale che conserva ancora oggi l’impronta lasciata dai Normanni a partire dall’anno Mille. La Chiesa Madre, un tempo Regia Cappella Palatina, sorge infatti sopra i ruderi del Castello Marco, antica fortezza araba che ricorda le origini del nome stesso del paese, derivato dall’arabo e tradotto come “fortezza”. Il borgo ha conosciuto nel Medioevo la presenza di una fiorente comunità ebraica, che animava il quartiere chiamato in dialetto “Iudia”, e che ancora oggi rivive nel nome della via Giudea. Ogni angolo di Calascibetta custodisce tracce di civiltà e culture diverse, rendendo questo piccolo centro un crocevia di memorie che raccontano, con semplicità e bellezza, la lunga storia della Sicilia.
| LUOGO | Calascibetta | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

10) Necropoli di Realmese
A circa tre chilometri da Calascibetta si trova la necropoli di Realmese, un sito di straordinario fascino che ci riporta indietro nel tempo, alle comunità preistoriche che abitarono queste terre. Con le sue 288 tombe a grotticella scavate nella roccia, la necropoli si inserisce nella tipologia detta “pantalicana”, richiamando nello stile la più famosa necropoli di Pantalica. Realmese racconta due distinti momenti storici: la prima fase, datata al IX secolo a.C., e una seconda, intorno al VI secolo a.C., quando molte delle sepolture vennero riadattate e riutilizzate, segno di una continuità di frequentazione e di culto. Le indagini archeologiche, avviate tra il 1949 e il 1950 dall’archeologo Luigi Bernabò Brea, hanno riportato alla luce un ricco corredo funerario: ceramiche decorate, fibule in bronzo, piccoli coltelli, anelli e orecchini, testimonianze preziose della vita quotidiana e delle pratiche funerarie di quelle antiche popolazioni. Oggi questi reperti sono conservati al Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa, mentre la necropoli, immersa in un paesaggio suggestivo, resta una meta capace di affascinare non solo gli appassionati di archeologia, ma chiunque voglia scoprire un frammento autentico della storia più antica della Sicilia.
| LUOGO | Calascibetta | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

11) Granfonte di Leonforte
La Granfonte è senza dubbio il monumento simbolo di Leonforte. Fu voluta nel XVII secolo dal principe Nicolò Placido Branciforti, fondatore del paese, e sorge sui resti di un’antica fontana araba conosciuta come “Fonte di Tavi”. Sin dalla sua costruzione è stata il cuore pulsante della comunità: luogo di ritrovo, di socializzazione e, grazie alle sue ventiquattro cannelle, anche punto di approvvigionamento idrico e abbeveratoio pubblico. La fontana, imponente esempio di barocco, si distingue per la sua monumentalità e armonia: lunga oltre 24 metri e alta più di 8, si apre con 22 eleganti arcate a tutto sesto che incorniciano scorci del paesaggio agreste circostante. Il prospetto è arricchito da rilievi, mascheroni e puttini, mentre le cannelle di bronzo versano senza sosta acqua limpida che si raccoglie nella grande vasca rettangolare sottostante. Tre timpani decorati con bassorilievi e collegati da volute laterali completano la scenografica facciata. Ancora oggi la Granfonte non ha perso la sua funzione originaria: rimane un punto d’incontro privilegiato per gli abitanti di Leonforte, che la vivono come spazio di socialità e come testimonianza preziosa della loro storia.
| LUOGO | Leonforte | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

12) Troina
Troina è un borgo che sorprende già da lontano. Adagiata a oltre mille metri di altitudine, tra i boschi dei Nebrodi, è il comune più alto della provincia di Enna e uno dei centri storici più suggestivi della Sicilia. Le sue origini affondano nella preistoria e ancora oggi custodisce tracce delle tante civiltà che l’hanno abitata: dai Greci ai Bizantini, dagli Arabi ai Normanni. Fu proprio con l’arrivo di Ruggero I che Troina conobbe il suo momento di massimo splendore: divenne infatti la prima capitale della Contea di Sicilia e sede della prima cattedrale normanna. Da allora il borgo fu un punto di riferimento politico e religioso, tanto da accogliere papi, imperatori e importanti famiglie nobiliari. Passeggiando nel centro storico si respira ancora questa stratificazione di epoche: vicoli in pietra, scorci medievali, scalinate che si arrampicano verso la Chiesa Madre e balconate che si aprono su panorami spettacolari. Dalle sue terrazze lo sguardo corre lontano, fino all’Etna, ai Nebrodi e al lago di Ancipa, creando scenari che cambiano con le stagioni, dal verde intenso dell’estate al candore della neve invernale. Troina è però anche memoria viva: durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di una delle battaglie più dure della campagna di Sicilia, che lasciò il paese devastato ma gli valse la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Oggi questo borgo, inserito tra i Borghi più belli d’Italia, conserva il fascino della sua storia millenaria e al tempo stesso affronta le sfide della modernità, tra spopolamento e difficoltà economiche. Rimane però un luogo autentico, dove l’accoglienza è calorosa, la cucina è legata alla terra – cereali, olive, mandorle e carni pregiate – e il ritmo della vita sembra scorrere più lentamente. Troina non è soltanto un paese da visitare: è un borgo che racconta, che invita a scoprire e a fermarsi, lasciandosi conquistare dai suoi silenzi, dai suoi paesaggi e dalla forza delle sue tradizioni.
| LUOGO | Troina | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

13) Lago Pozzillo
Il Lago di Pozzillo si trova nel cuore della Sicilia, nei pressi di Regalbuto, in provincia di Enna, incastonato tra le ultime propaggini dei monti Erei e i Nebrodi. È il bacino artificiale più grande dell’isola, nato negli anni Cinquanta grazie a una diga in calcestruzzo armato sul fiume Salso, affluente del Simeto. Le sue acque, che raccolgono anche i torrenti delle alture circostanti, alimentano una vasta area agricola e una centrale idroelettrica, trasformando profondamente il paesaggio e la vita della comunità locale. Attorno al lago si estende una fitta area boschiva, dominata da eucalipti, che oggi ha assunto un notevole valore naturalistico. La sua superficie argentea, lunga e sinuosa, richiama la forma di una cravatta, creando scorci suggestivi arricchiti dalla presenza, in lontananza, dell’Etna imbiancato che domina l’orizzonte. È un luogo che unisce silenzio e bellezza, ideale per chi cerca pace e natura, ma anche attività all’aria aperta: qui si trovano strutture sportive, aree attrezzate e un centro di canottaggio che ospita gare regionali e nazionali. Questa parte di Sicilia, che i Romani chiamavano umbilicus Siciliae, è sempre stata crocevia di popoli e civiltà: dai Siculi ai Greci, dai Romani agli Arabi, dai Normanni agli Spagnoli fino ai Borboni. Persino Goethe, alla fine del Settecento, rimase incantato davanti a questi paesaggi. Oggi il Lago di Pozzillo, con i suoi 150 milioni di metri cubi d’acqua e i suoi quindici chilometri di estensione, rappresenta non solo un’opera imponente di ingegneria idraulica, ma anche un simbolo della “provincia dei laghi”, come viene definito l’Ennese per i suoi bacini artificiali. Un luogo dove natura, storia e ingegno umano si fondono in un panorama di rara suggestione.
| LUOGO | Regalbuto | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

14) Valguarnera Caropepe
Valguarnera Caropepe sorge su una collina degli Erei, affacciata sulla vallata del Dittaino. Oggi si presenta come un centro vivace, dall’anima rurale e artigiana, che nel tempo ha saputo trasformarsi in un paese elegante, arricchito da palazzi signorili e scorci di pregio. Le sue origini sono antichissime: resti ritrovati nei dintorni testimoniano insediamenti già in epoca protostorica. Durante la dominazione araba era conosciuto come Qasr el Habibi, “il casale del mio amato”, nome che nel tempo divenne Carupipi, Carrapipi e infine Caropepe. Nel 1296 il casale venne concesso in feudo a Lamberto di Carupipi, per passare poi, dopo varie vicende, ai conti Valguarnera di Assoro. Fu il conte Giovanni Valguarnera, nel 1549, a ottenere da Carlo V la Licentia Populandi, dando così vita al nuovo centro organizzato secondo assi viari ortogonali. Qualche decennio più tardi, nel 1625, il feudo fu elevato a principato per volere di Filippo IV. Oggi la vita del borgo ruota attorno alla lunga piazza centrale e a piazza Canale, cuore pulsante del paese. Il patrimonio religioso è ricco e variegato. Spicca il Duomo di San Cristoforo, con facciata barocca a campanile convesso e interno a tre navate, che custodisce opere di Vaccaro da Caltagirone e pitture di Barberis. Accanto ad esso si incontrano altre chiese di grande fascino: Sant’Antonio con la torre campanaria rivestita di maioliche, Sant’Anna, San Liborio, San Francesco di Paola e l’Immacolata, che custodisce una preziosa icona bizantina di scuola cretese risalente al XV secolo. Passeggiando per le vie del centro, tra i palazzi nobiliari e le chiese, Valguarnera Caropepe racconta la sua lunga storia, sospesa tra radici antiche e spirito moderno, mantenendo intatto il legame con le proprie tradizioni.
| LUOGO | Valguarnera Caropepe | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

15) Chiesa Madre di San Leone ad Assoro
Assoro, antico borgo della provincia di Enna, si adagia sul Monte Stella, nel cuore dei monti Erei. Le sue origini affondano nella storia più remota: fu fondata dai Siculi che le diedero il nome del loro principe, e nei secoli conobbe la presenza di Greci, Romani e Arabi. Con l’arrivo dei Normanni, nel 1061, divenne un importante centro fortificato e nei secoli successivi passò sotto il dominio delle grandi famiglie nobiliari, tra cui gli Uberti e, dal 1393, i Valguarnera. Il borgo conserva ancora oggi un impianto medievale, con vie che si snodano intorno a piazza Umberto I, cuore della vita cittadina, dominata da una fontana e da una terrazza che Cicerone definì “il balcone centrale della Sicilia” per l’ampio panorama che spazia sull’Etna, i Nebrodi e le Madonie. Salendo verso la parte alta del paese si incontrano i resti del Castello, costruito probabilmente nel X secolo: l’antico maniero, oggi inserito in un grande parco urbano, custodisce tracce dell’acropoli e tombe che risalgono al periodo tra il II e il V secolo a.C. Tra i monumenti più preziosi spicca la Chiesa Madre di San Leone, voluta da Costanza d’Altavilla nel XII secolo come cappella regia ed elevata a Basilica nel 1499. Dichiarata monumento nazionale nel 1933, colpisce per lo stile gotico con influssi arabi e catalani, e per i suoi tesori artistici, come la “Conca” del Gagini, statue lignee dorate e i sepolcri marmorei della famiglia Valguarnera. Meritano una visita anche la chiesa seicentesca di Maria SS. degli Angeli, con la sua scenografica scalinata barocca dipinta, e l’ex badia di Santa Chiara, oggi sede del Municipio e della Biblioteca. Passeggiando per Assoro si respira un’atmosfera autentica, tra palazzi nobiliari, come il raffinato Palazzo Valguarnera, e chiese che raccontano la storia di fede e arte di questo borgo. Un luogo che sa coniugare bellezza, cultura e vedute spettacolari, offrendo al visitatore un viaggio nel tempo nel cuore più intimo della Sicilia.
| LUOGO | Assoro | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

16) Belvedere di Enna
Il Belvedere di Enna, conosciuto come il “salotto” della città, è una delle piazze più suggestive del centro storico. Realizzato nel 1927, si affaccia su un panorama vastissimo che abbraccia la Sicilia centrale, dalle vicine case medievali di Calascibetta fino alle cime lontane dei Nebrodi. La piazza, di forma rettangolare, è impreziosita dalla Fontana del Ratto di Proserpina, con il gruppo bronzeo che raffigura il celebre mito, circondata da siepi e pini secolari. A completare l’eleganza del luogo, il corrimano marmoreo con colonnine e vasi decorativi e il vicino Grande Albergo Belvedere, edificio classico di grande fascino. Oggi il Belvedere è uno dei principali punti di incontro della città, oltre che una terrazza naturale da cui ammirare vedute spettacolari, che rendono Enna davvero unica nel cuore dell’isola.
| LUOGO | Enna | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

17) Museo Archeologico di Aidone
Il Museo Archeologico di Aidone rappresenta oggi il punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione dell’antica città di Morgantina, uno dei siti archeologici più affascinanti della Sicilia. Le sale del museo accompagnano il visitatore in un viaggio attraverso la storia della città, dall’età arcaica fino al periodo ellenistico, offrendo una panoramica unica della vita quotidiana, delle pratiche religiose e della ricchezza artistica del mondo antico. Negli ultimi decenni, la collezione si è arricchita di importanti capolavori rientrati in Sicilia dopo lunghe trattative internazionali, in seguito alla scoperta che erano stati sottratti al territorio a causa di scavi clandestini tra gli anni ’70 e ’80. Il loro ritorno ha restituito al sito di Morgantina la sua dimensione autentica, ricomponendo il legame con il paesaggio e la memoria storica. Tra le opere di maggiore rilievo spiccano gli straordinari Acroliti di Demetra e Kore, databili alla fine del VI secolo a.C.: parti in marmo (teste, mani e piedi) di statue colossali i cui corpi, oggi perduti, erano realizzati in materiali leggeri. Si tratta di manufatti unici, capaci di testimoniare la devozione religiosa che un tempo permeava il santuario dedicato alle divinità ctonie. Di grande impatto visivo è anche la celebre statua della Dea, realizzata alla fine del V secolo a.C. con la tecnica pseudo-acrolitica, diffusa nella scultura siciliana: le parti nude sono scolpite in marmo, mentre il panneggio è modellato in calcare. La figura, imponente e solenne, è diventata uno dei simboli più riconoscibili dell’archeologia siciliana. Altrettanto prestigioso è il cosiddetto Tesoro di Morgantina, un complesso di raffinati argenti ellenistici, probabilmente utilizzati durante i banchetti pubblici che si tenevano nel prytaneion della città. Gli oggetti, decorati con motivi vegetali e figurativi, testimoniano la ricchezza e il gusto artistico delle élite locali nel periodo di massima prosperità. Chiude il percorso una delle testimonianze più suggestive del museo: la testa di Ade in terracotta policroma del IV secolo a.C., con tracce di vivaci colori originari. La scultura, probabilmente parte di un gruppo raffigurante Ade e Kore, restituisce un raro esempio di arte coroplastica di alto livello e di profonda intensità espressiva. Il museo, dunque, non si limita a custodire reperti, ma racconta una storia complessa e affascinante: quella di una città antica che fu crocevia di popoli, culture e commerci, e che oggi continua a vivere attraverso le sue opere, tornate finalmente nella loro terra d’origine.
| LUOGO | Aidone | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

18) Chiesa di San Giovanni Battista di Leonforte
La Chiesa Madre di Leonforte, intitolata a San Giovanni Battista e conosciuta affettuosamente come “A Matrici”, sorge di fronte al Palazzo Branciforti e rappresenta uno dei luoghi più simbolici della città. La sua edificazione ebbe inizio nel 1611, per volontà della principessa Caterina Avviati, moglie del principe Nicolò Placido Branciforti, sui resti di una piccola chiesa già dedicata allo stesso santo. Inaugurata nel 1659, venne completata solo nel 1740 grazie all’impegno di Ercole Branciforti, quarto principe di Leonforte. La facciata, di gusto barocco classicheggiante, si distingue per l’eleganza delle decorazioni: tre portali incorniciati da colonne con timpani spezzati, due balconate balaustrate e un campanile quadrangolare che custodisce l’epigrafe marmorea con la dedica e la data di costruzione. L’interno, in stile neoclassico, è a croce latina con tre navate scandite da colonne in marmo dai capitelli corinzi. Raffinati stucchi bianchi e dorati arricchiscono volte e altari, tra i quali spicca l’antico altare di San Giovanni Battista, ereditato dalla primitiva chiesetta. Numerose le opere d’arte che impreziosiscono la Matrice: dalle tele e affreschi sulla vita di San Giovanni, alle pitture murali come Il sacrificio di Isacco e L’Ultima Cena. Particolarmente prezioso l’organo a canne, realizzato nel 1740 dal celebre maestro napoletano Donato del Piano, uno dei più grandi organari del barocco. Un tesoro a parte è il fercolo processionale, “A Vara”, in legno dorato e riccamente decorato, risalente all’Ottocento, che ancora oggi porta in processione il simulacro della Madonna del Carmelo, patrona della città. All’interno dell’oratorio e della sacrestia si conservano inoltre altri capolavori, come la scultura lignea del Cristo risorto attribuita al Quattrocchi, e la tela La cacciata dal tempio di Marco Antonio Raimondi, allievo di Giulio Romano. La Chiesa Madre non è dunque solo il principale edificio sacro di Leonforte, ma un vero scrigno d’arte e storia che testimonia la devozione e il prestigio della famiglia Branciforti.
| LUOGO | Leonforte | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

19) Museo Archeologico di Centuripe
Il Museo archeologico di Centuripe racconta la lunga storia della città, dalle origini più antiche fino alla sua distruzione in età medievale. Nasce dall’unione della storica collezione comunale – già esposta sin dagli anni Venti – con i reperti provenienti dalle campagne di scavo condotte a partire dal 1968 e arricchite da ritrovamenti più recenti. L’allestimento moderno permette non solo di ammirare oggetti di grande valore, ma anche di comprenderne il contesto grazie a ricostruzioni, plastici e disegni che fanno rivivere gli spazi e le funzioni originarie. Le sale ospitano reperti che coprono un arco cronologico vastissimo: dalle testimonianze preistoriche all’età arcaica, ellenistica e romana, fino al periodo imperiale. Tra i siti più significativi documentati spiccano le Terme di contrada Bagni, databili al II-III secolo d.C.; il castello di Corradino, in realtà una grande tomba a torre poi riutilizzata in età medievale; e la cosiddetta Dogana, un monumento funerario della stessa epoca, trasformato in età moderna in casello del dazio. Altri resti di edifici pubblici si trovano in via Giulio Cesare, un’area ricca di testimonianze civili e sacre, sebbene non sempre facili da indagare per via dei problemi statici del terreno. Accanto alla sezione archeologica, trova spazio anche la Collezione di Antropologia Culturale, ospitata nell’ex macello comunale. Qui si entra nella vita quotidiana della Centuripe contadina, tra strumenti agricoli, oggetti legati alla lavorazione del grano e ricostruzioni di antiche botteghe artigiane. Un forno in pietra usato dal quartiere nel dopoguerra e un carretto siciliano arricchiscono il percorso, creando un ponte ideale tra la storia millenaria della città e le tradizioni popolari più recenti. Il museo non si limita dunque a custodire reperti, ma costruisce un vero e proprio racconto: ogni oggetto diventa una tessera di un mosaico che restituisce l’identità di Centuripe, intrecciando archeologia, memoria collettiva e cultura materiale.
| LUOGO | Centuripe | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

20) Agira
Agira è uno dei borghi più antichi della Sicilia, un luogo che affonda le sue radici in epoche lontanissime, addirittura a 30mila anni fa, quando l’isola era ancora unita alla penisola italica. Le leggende raccontano di ciclopi e giganti lestrigoni che avrebbero popolato queste terre, mentre la storia ci parla dei Sicani, che intorno al II millennio a.C. abitarono le grotte naturali e artificiali ancora oggi visibili. Proprio uno dei loro capi, Agiride, avrebbe dato il nome alla città. Nei secoli Agira conobbe Greci, Romani, Bizantini, Arabi e Normanni, diventando un crocevia di popoli e culture. Tra le sue strade nacque Diodoro Siculo, uno dei più importanti storici dell’antichità, mentre la memoria religiosa è legata alla figura di San Filippo d’Agira, evangelizzatore e taumaturgo, ancora oggi patrono veneratissimo. A lui è dedicata la Chiesa Reale Abbazia di San Filippo, che custodisce preziose opere d’arte come il Crocifisso ligneo di Frate Umile da Petralia. Il borgo custodisce un ricco patrimonio architettonico e spirituale: dalla chiesa del Santissimo Salvatore con il suo antico Aron ebraico al quartiere delle rocche di San Pietro, che conserva atmosfere arabe, bizantine e medievali, fino ai palazzi nobiliari che hanno ospitato re, abati e persino Garibaldi. Tra tutti, però, spicca il Castello di Agira, arroccato a oltre 800 metri sul monte Teja: una delle fortezze più alte della Sicilia, un tempo avamposto di difesa e oggi splendida terrazza panoramica da cui lo sguardo abbraccia le valli e l’Etna maestoso.La tradizione rivive ogni anno nelle celebrazioni dedicate a San Filippo, nei suggestivi eventi culturali e nel Presepe vivente. E per chi ama i sapori autentici, imperdibile è la Sagra della Cassatella, dolce tipico agirino che racconta la dolcezza di questa terra. Agira è facilmente raggiungibile dall’aeroporto di Catania, a poco più di 50 chilometri, o in auto percorrendo l’autostrada A19. La sua posizione la rende perfetta anche per escursioni nei dintorni, dal centro storico di Catania al Parco dell’Etna, offrendo al visitatore un’esperienza completa tra storia, natura e tradizioni.
| LUOGO | Agira | |
| DIFFICOLTA’ | ||
| TURISMO | Basso |

21) Santuario di Papardura
Non più isolato come un tempo, il Santuario di Papardura conserva intatta la sua atmosfera senza tempo, incastonato nel costone roccioso che si affaccia sulla valle del Rizzuto, un paesaggio punteggiato di acque sorgive, orti e uliveti. Qui il confine tra leggenda e storia sembra dissolversi: si narra che già a metà del primo millennio i contadini, nei luoghi della loro fatica, custodissero la loro fede in una grotta, scolpendo direttamente nella roccia l’immagine del Crocifisso tra le Marie piangenti, databile almeno al VII secolo. Con il passare dei secoli, alla grotta si affiancò una chiesa in muratura costruita su un ponte, che ingloba la cavità naturale trasformandola nell’abside. All’esterno la facciata è semplice, quasi austera, ma entrando si scopre un cuore barocco: stucchi policromi, il soffitto ligneo a cassettoni, la teca rossa e dorata che custodisce la storica pietra dipinta. Alle pareti, i dodici Apostoli osservano silenziosi, mentre l’unica voce che sembra attraversare il santuario è il vento che sale dalla valle. Uscendo sul sagrato lo sguardo si apre su valli e crinali, e proprio sotto la chiesa si trovano ancora i vecchi lavatoi in pietra lavica, dove fino agli anni Cinquanta le donne venivano a lavare i panni, cantando nenie tradizionali. Il Santuario vive momenti di intensa devozione soprattutto durante i venerdì di marzo, con il pellegrinaggio detto “’u viaggiu”, e nella festa di settembre dedicata al Crocifisso. Una celebrazione che conserva ancora oggi il sapore antico delle comunità agricole: i muli bardati con ricche bardature colorate percorrono i vicoli, e le famiglie si riuniscono per preparare i “cuddureddi”, dolci tradizionali offerti il giorno della festa. Il Santuario di Papardura è così: un luogo di fede e memoria, che merita di essere scoperto con la stessa attenzione che si dedica ai monumenti più noti, perché racchiude in sé il cuore autentico della spiritualità popolare siciliana.
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| TURISMO | Basso |








